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TOUR PANORAMA GIORDANO - 30 marzo
‘08 – 6 aprile ‘08
Considerazioni, valutazioni, annotazioni e commenti relative alla nostra
esperienza.
Già al nostro arrivo all’aeroporto di Amman la gradita sorpresa di
essere “cercati” ed assistiti dall’incaricato dell'agenzia Locale non
dopo la dogana –come citato dal programma- ma sin nell’area vidimazione
passaporti. Ci ha aiutato a superare i primi ostacoli burocratici e nel
recupero bagagli. Ci ha “consegnato” all’autista per il trasferimento
all’Hotel al Mar Morto.
L’autista si subito premurato di metterci in contatto con la guida che
ci avrebbe assistito per tutto il nostro viaggio al fine di coordinarci
per il mattino dopo.
L’hotel DEAD SEA SPA è di buona qualità ed anche se arrivati al limite
per la cena, il buffet è rimasto aperto ed anche rinnovato. Un piccolo
disguido nella sistemazione della camera in quanto non attrezzata per il
terzo letto che è arrivato quasi subito, disponibilità e celerità
nell’assecondare la nostra richiesta di sostituzione della biancheria.
Lunedì 31 marzo
- Il nostro primo giorno scorre serenamente facendo conoscenza reciproca
con la guida –Hisham Attal- un cinquantenne discreto che parla molto
bene l’italiano e si premura immediatamente di sottolineare che il tempo
è il nostro e che lui non si permetterà mai di metterci pressione per
seguire alla lettera quanto dettato dal programma.
Guida con molta sicurezza e prudenza, chiacchera e ci coinvolge su temi
e argomenti della vita quotidiana della sua nazione.
Attraversiamo territori dai paesaggi incredibili, piccoli villaggi o
cittadine delle quali Hisham ci evidenzia particolarità negli usi e
costumi dei loro abitanti.
La visita al piccolo e vecchio villaggio di Dana è veloce –d’altro canto
le case ed i ruderi non lasciano tanto spazio- ma la vista del Wadi e
respirare l’aria fine e tersa già ci ripaga del percorso a volte
tortuoso per raggiungerla. In effetti mi aspettavo di fare quattro passi
per i sentieri della riserva naturale, ma tant’è raggiungere Petra è
l’obiettivo.
L’arrivo a Petra è in perfetto orario per sistemarci con calma in hotel
–GRAND VIEW PANORAMA- e gustare dalla spaziosa camera e dall’ampia
finestra il tramonto sulla catena montuosa che nasconde il sito
archeologico.
La struttura dell’hotel è per così dire “fanée”. Si vede e si respira in
ogni angolo che il tempo che passa non trova i giusti ammodernamenti. Il
personale peraltro è cortese anche se al buffet serale ed al breakfast
la professionalità è direttamente proporzionale alla “pochezza” delle
portate ed alla varietà.
Interessante e sorprendente l’escursione Petra by Night. Forse mi
aspettavo una maggiore scenografia. E’ molto intimistico lo stare seduto
per terra illuminati dal solo luccichio delle stelle e dal barbagliare
delle centinaia di piccole candele, sorseggiando un thè caldo,
ascoltando una canto beduino ed un breve racconto sulla storia della
città nabatea. Nel cercare di scorgere nel buio i lineamenti del sito,
sono abbagliato da una stella cadente proprio sull’apice del Palazzo
Tesoro. Questo è l’effetto speciale che mai avrei immaginato di gustare
in esclusiva!!
Al rientro in hotel Hisham ci chiede un piccolo sacrificio per
domattina. Se vogliamo percorrere il Siq in tranquillità ed arrivare
davanti al Tesoro senza le orde dei tour organizzati e dai turisti mordi
e fuggi è necessario anticipare un po’ la sveglia.
Ci vedremo alle 8.30 (ma che anticipo è poi mai ?!!).
Martedì 1 aprile
– E’ dedicato completamente alla scoperta della città di Petra.
Grande Hisham (!!), percorriamo il Siq praticamente da soli e la visione
del Tesoro dalla spaccatura è pressoché in esclusiva. Certo un po’ di
gente ce n’è, ma è gente non folla!
Ma quante cose incredibili ci racconta Hisham, e che punti di
osservazione ci propone, lontani dalla folla, esclusivi per orizzonte,
angolazione e prospettiva.
E cosa non è l’esperienza della salita a dorso di mulo al Monastero!!
L’assoluta solitudine ed imponenza di questo grande monumento dopo quasi
mille gradini e dislivelli sdrucciolevoli di roccia liscia, lascia senza
fiato e ti senti piccolo, piccolo….ma cosa avrà mai spinto un popolo a
costruire questo importante edificio così lontano ed isolato dal resto
della città?
Una coppia di anziani beduini che pasteggia accovacciata intorno ad un
piccolo fuoco e l’incontro durante la discesa tra gli anfratti di roccia
di una giovane mamma beduina che dorme insieme al proprio bimbo avvolto
in una coperta sopra la quale campeggia una piccola giostra di dromedari
di stoffa (in occidente per i nostri neonati abbiamo la famosa casina
delle api con carillon della Chicco…), ci consentono di annusare e
capire qualcosa di più del quotidiano di questa gente.
Non ritorniamo all’hotel. Ci aspetta l’hammam. Un’ora e mezza di relax,
coccole e massaggi che ci ridà energia per domani. L’hammam Salomè,
forse il migliore per rapporto qualità/prezzo (e poi consente sino alle
8 di sera di rimanere insieme uomini e donne) ci riserva una sorpresa:
il titolare è nipote di una “nonna” milanese e durante l’inverno
giordano viene a Cinisello Balsamo a svernare!!
Recuperate le forze, cena esclusivamente giordana da Petra Kitchen.
Peccato che non abbiamo potuto come previsto partecipare alla
preparazione dei piatti…e così ci siamo dovuti semplicemente
accontentare di mangiare e portarci a casa le ricette. Buono tutto, ma
soprattutto condito e servito da tanta cordialità.
Mercoledì 2 aprile
- Nostro quarto giorno, si apre con Hisham che ci sorprende con un
cambio radicale di programma.
Visita subito a Piccola Petra (era prevista per domani al rientro da
WadiRum), completiamo la conoscenza di Petra, e nel pomeriggio partenza
per WadiRum ed il campo tendato. Perché questo cambiamento? Risposta:
fidatevi e avrete una sorpresa, magari non oggi .
Essendo più che contenti del nostro “tutor” gli concediamo ulteriore
credito.
Piccola Petra, la Bianca, è proprio piccola e al cospetto di Petra qui
siamo all’interno di un …. monolocale. Ha il suo fascino e soprattutto
il tragitto per raggiungerla ci fa conoscere BeduinCity, il villaggio
costruito dal governo giordano quando decise di sfrattare
definitivamente i beduini che occupavano il sito archeologico e che oggi
hanno la loro principale attività nella gestione dei cavalli ed i
dromedari che circolano nel Siq e all’interno del sito archeologico di
Petra.
La visita di Petra è praticamente libera. Hisham ci dà alcune
coordinante e ci lascia tutto il tempo che vogliamo per riempirci occhi
e mente. Saliamo al “Sacrificio”, grande terrazza naturale dove ci sono
i resti di un altare sacrificale che domina grandi vallate dai mille
colori. La discesa è un continuo sorprendersi per formazioni rocciose
dalle mille figure, per scorci mozzafiato e improvvise facciate di
palazzi monumentali scolpite nella roccia, dagli ampi e spogli interni
che aumentano il mistero di questa civiltà.
Che camminata, che fatiche, che soddisfazioni!! Un ultimo infinito
sguardo al Tesoro dall’apertura del Siq, ed ora rimangono solo
fotografie, film e ricordi….
Alle 15 partenza per WadiRum.
La scelta di Hisham di percorrere la King Road risulta ancora una volta
vincente. Oltre ad un paesaggio che alterna distese pianeggianti ma
sassose a vallate e alture desertiche, ci imbattiamo alle porte di un
villaggio, oddio forse se ci sono dieci abitazioni sono tante, in una
famiglia che davanti alla propria casa ha appena “sacrificato” un
montone. Hisham dal finestrino dell’auto scambia qualche parola con gli
uomini che stanno scuoiando l’animale e ci dice che si tratta del
ringraziamento di questa famiglia per aver ricevuto “una grazia” per i
propri figli.
Senza parole!
Il viaggio continua e dopo aver lasciato la King Road e percorso
l’autostrada che porta ad Mar Rosso deviamo verso Wadi Rum, riserva
naturale, dove ci aspetta il Captain’s Camp.
Arriviamo in perfetto orario per prendere possesso della nostra tenda e
conoscere il personale senza la confusione di un tour di circa 50
persone che occuperà insieme a noi il campo, ma soprattutto siamo in
perfetta solitudine per assistere in prima fila assoluta al tramonto nel
deserto.
Sopra una rocciosa collina che scalo con facilità domino un orizzonte
che solo nei documentari del National Geographic ho ammirato. Ma ora
sono io presente in carne, ossa ed occhi a riempirmi la mente del mutare
dei colori della sabbia, delle rocce e stupirmi delle ombre lunghissime
che il calare del sole produce…. Impagabile!!
L’atmosfera della cena illuminata esclusivamente dal fuoco centrale
rilascia emozioni e sorprese. Fatichi a scorgere il contenuto dei
piatti, ma i sapori sono da grand hotel. Qualche canto accompagnato dai
suoni di strumenti a corda e percussioni e poi a dormire.
No! Prima un’immersione nel grande cielo stellato. Sono tantissime, sono
vicinissime, sono luminosissime… e poi di minuto in minuto riesci anche
a vederne il movimento (meglio dire che è la terra che si sposta
vero?!?!). In meno di un’ora di osservazione abbiamo contato cinque/sei
stelle cadenti, due delle quali con una scia lunghissima.
Ripariamo in tenda, spegniamo la candela… buonanotte. Già ma alle 5
Hisham ci verrà a svegliare perché non possiamo non assistere all’alba.
Giovedì 3 aprile
- La sveglia è faticosa, abbiamo dormito poco, la curiosità di vivere la
notte è stata troppo forte, ma saliamo sul pick-up che ci porta ai piedi
di una balconata naturale dove, infreddoliti, sgraniamo gli occhi di
fronte ad un festival di colori e ombre che di minuto in minuto cambiano
sino a rimanere accecati ed emozionati dall’apparire del Grande Disco.
Si risale in auto e via attraversando canyon, salendo e scendendo da
alte o basse dune di sabbia rossa, o grigia o di altri colori. Stop,
scendere e di fronte a noi su di un’alta parete rocciosa e ben visibili
un rincorrersi di piccoli e grandi graffiti che illustrano probabili
scene di caccia e carovane di dromedari!.
Via di nuovo fino a raggiungere i piedi di un’altissima duna di sabbia
rossa. La scaliamo dopo esserci liberati da scarpe e calze per
assaporare il gusto del deserto sino al suo intimo. Scriviamo un grosso
CIAO nella sabbia ben sapendo che tra pochi minuti sarà cancellato dal
vento. Ma una traccia anche noi l’abbiamo lasciata.
Si ritorna al campo. Ci aspetta una passeggiata a dorso di dromedario.
Anche qui il deserto ma da un’altra angolazione. Zero suoni, un po’ di
fruscio dovuto dalle zampe degli animali, e ad un tratto lo squillo del
cellulare del nostro beduino: la suoneria è “We whish you a merry
Christmas” da cadere dalla groppa del dromedario dalle risate!!
Rientriamo al campo, sono passate da poco le 10. Salutiamo con grandi
abbracci e riceviamo grandi sorrisi dai ragazzi che ci hanno “accudito”
e ripartiamo verso Amman. Così dice il programma, ma non Hisham. Ecco la
sorpresa che ci aveva ventilato ieri. Ci porta ad Aqaba. E’ un fuori
programma che ci ha voluto regalare. Un breve giro per capire il
traffico e la vitalità di questa città. Una breve sosta nella zona dei
negozi alimentari dove, sorpresi dalla quantità e freschezza di tanta
frutta secca e tostata, non possiamo non fare acquisti: anacardi,
pistacchi, nocciole e arachidi riempiranno le nostre prossime serate
italiane rivedendo foto e film di questo viaggio che diventa giorno dopo
giorno una continua sorpresa.
Arriviamo sino al confine con l’Arabia Saudita, vediamo i terminali
petroliferi per il carico delle petroliere e vediamo dall’altra parte
del Mar Rosso la linea di confine tra Israele ed Egitto. Siamo
posizionati dove quattro nazioni condividono un unico punto di incontro!
Ora si può tornare verso Amman. Il tragitto è lungo e fino a quando non
arriviamo nelle vicinanze della parte meridionale del Mar Morto anche
abbastanza monotono. Un unico sussulto quando all’altezza di Petra,
Hisham ci fa scorgere le cime delle montagne ed il terminale dei wadi
che delimitano il sito archeologico. Un ultimo sguardo… Ancora
un’emozione.
Si arriva ad Amman e la prima sensazione è di entrare in un grande…
formicaio? alveare?
La città che si dilunga su un territorio collinare da nord a sud per 40
km e da est ad ovest per 30 km è un unica interminabile casa non più
alta di tre piani e solo e rigorosamente bianca. Un impatto visivo
incredibile.
Ma ora in albergo per riposarci che domani ci aspetta un tour
impegnativo.
L’hotel ARENA SPACE ci riserva, così come a Petra, la piacevolezza di
una stanza ampia e soprattutto con letti “capienti” e confortevoli. I
servizi sono adeguati, anche se dobbiamo convivere con qualche effluvio
maleodorante di troppo.
Il buffet della cena è convincente, la cucina giordana è molto vicina
alle nostre abitudini.
Purtroppo la colazione del mattino è proprio ridotta al minimo sia per
qualità che per varietà.
Va bene lo stesso.
Venerdì 4 aprile
– Oggi ci dedicheremo alla Giordania “religiosa”. Hisham, scrutate le
previsioni del tempo modifica la sequenza delle nostre visite. Subito a
Monte Nebo, poi al fiume Giordano, Madaba e chiudiamo con l’altura di
Mukawir.
Dopo aver percorso una strada collinare che in alcuni punti può far
ricordare la nostra toscana, arriviamo al sito del Monte Nebo.
Grande emozione e grande spettacolo. Un orizzonte infinito su un
territorio che non riesci a delimitare. Un foschia un po’ fastidiosa ci
impedisce di vedere Gerusalemme, Hisham si sforza di indicarcela, ma la
piana di Gerico quella è ben visibile e riesplodono nella nostra mente i
ricordi sempre vivi del nostro viaggio in Israele di circa 10 anni fa.
Ben visibile è il tortuoso fiume Giordano ed altrettanto chiaro è il
punto dove si immette nel Mar Morto. Sotto l’enorme croce di ferro sul
piccolo balcone approntato per la visita nel 2001 di Papa Woytila,
qualche brivido d’emozione ci percorre nel profondo, ed un pensiero a
qualche millennio fa a quando Mosè vide quello che noi stiamo ammirando.
Risaliamo in macchina, riprendiamo il cammino, ma dopo un centinaio di
metri Hisham, frena, mette in folle, scende e ci lascia in balia della
discesa… ma l’auto non si muove! Il freno a mano non è inserito, il
motore è acceso… cosa succede?! Semplicemente siamo in un punto dove il
magnetismo terreste è talmente forte che l’auto è ancorata al terreno,
seppur in discesa, ed anche volendola spostare a spinta rimane ferma.
Questo sulle guide non l’ho letto!!
E bravo Hisham, ancora un punto a tuo favore.
Scendiamo al Giordano. Qui misuriamo un po’ di delusione. Ci aspettavamo
un’atmosfera un po’ particolare ed invece ci imbattiamo in un fiume che
sembra più un canale scolmatore, il colore è tra il verdognolo ed il
marrone, le acque sono quasi ferme e per passare sull’altra sponda
–territorio israeliano- basterebbe un salto con una buona rincorsa. Ci
avviciniamo al luogo che è identificato quale punto del battesimo del
Cristo. Ci crediamo, ma potrebbe essere anche duecento metri più a nord
o a sud tanto è distante dall’attuale percorso del fiume. Le dighe ed le
idrovore israeliane che più a nord attingono per l’irrigazione del loro
territorio rendono sempre più povero il flusso delle acque.
Va beh! Accaldati dall’afa della depressione del Mar Morto –siamo a
circa 400 metri sotto il livello del mare ed il Monte Nebo è a oltre 800
metri sopra il livello del mare, riprendiamo il nostro viaggio verso
Madaba.
Entriamo in paese che pur piccolo ci offre immediatamente l’immagine di
una confusione organizzata. Piccoli negozi che espongono un insieme di
merci che tra loro non hanno alcuna relazione, oppure altri
specializzati: sartoria, elettricità, alimentari ecc.
Dopo aver posteggiato nella migliore delle possibilità consentite da una
stretta strada e da larghi marciapiedi, ci avviciniamo alla chiesa
cristiana ortodossa che custodisce sul proprio pavimento i resti ben
conservati di un mosaico che nel minimo dettaglio raffigura la pianta
geografica della regione palestinese, ma si scorge anche il Mar
Mediterraneo sino quasi a Cipro oppure i limiti deserti che fanno da
anticamera al territorio egiziano. Purtroppo qua e là il mosaico si
interrompe per riprendersi con qualche piccola tessera colorata ma poi
si ferma irrimediabilmente.
Anche qui, le aspettative erano alte e ci aspettavamo qualcosa di più
“importante”, ma il tutto è raccolto all’interno di una piccola oasi di
pace che pur assediata dalla confusione del villaggio, non si lascia
contaminare dall’invasione di suoni di autoradio “a palla”, o di grida
di ambulanti…
Piccola e benefica sosta di ristoro all’interno di un bar.
Ordiniamo un panino o un kebab una spremuta di arancia e sotto lo
sguardo severo di Re Hussein che capeggia su di un arazzo alla parete
alle nostre spalle, siamo sorpresi dalla pulizia del luogo e dal
titolare che prepara il nostro “pasto” con i guanti alle mani, dalla
freschezza di tutti gli alimenti e dalla spremuta che con solo due
arance riempie un boccale dalle dimensioni di quelli per le birre
medie!!! Inutile qualsiasi commento sul prezzo, economico? no di più!
Recuperate un po’ le forze e riposati gli occhi si parte per l’ultima
meta della giornata: Mukawir.
Il solo percorrere una strada tra tortuosi tratti che attraversano
distese desertiche per alternarsi a lunghi rettilinei pianeggianti
coltivati ad ortaggi o improvvise piantagioni di ulivi ci riempie gli
occhi e l’abitacolo dell’auto di continui “ma guarda là!”, “ma dai è
incredibile” “e là quel gregge?”. E poi quando in lontananza scorgiamo
l’isolato cono di pietre, mozzato al suo vertice dove si intravedono
minuscole colonne rimaniamo ancora più stupiti. Anche perché per
raggiungere la cima, dobbiamo scendere verso la base di quel cono e
salire percorrendo, ci dice Hisham, una facile strada. Ma lui preferisce
fermarsi qui e vedere noi nell’impresa!! Ci lancia una sfida? Bene,
raccolta e si parte.
E’ più arduo scendere una ripida scala dagli alti gradini in pietra che
non salire la strada tutta liscia che ci porta alla cima di Mukawir. Qui
troviamo poche colonne, qualche rudere di muri perimetrali e null’altro.
Dovrebbero essere i resti del palazzo di Erode Antipa, il re giudeo che
spinto da Salomè decapitò il Giovanni Battista. E l’accaduto avvenne
qui. Poco importa di tutto questo.
E’ lo spettacolo di un silenzio assoluto che abbraccia un orizzonte
infinito e là in fondo le acque del Mar Morto che ci premia della
“scarpinata”.
E poi la sfida vinta con Hisham, che brindiamo con un thè caldo che due
bimbi – forse 20 anni in due- ci preparano. Sono i figli di un
fantomatico custode del sito. Credo che nella giornata a visitarlo siamo
i primi, e sono le quattro del pomeriggio!! Ancora tanti sorrisi e tanta
cortesia da questo popolo che prima ti offre per,sempre che tu lo
voglia, ricevere.
Bene! si torna ad Amman, attraversando un piccolo villaggio
infiocchettato da festoni e bandierine e striscioni con scritte per noi
incomprensibili. Hisham ci dice che solo tre giorni fa qui ha fatto
visita la regina. E’ una sua abitudine andare a visitare i centri più
piccoli del paese per cercare di avere il vero senso della vita del suo
popolo.
Nel tragitto il telefono di Hisham squilla più volte e lui risponde ogni
volta con tono sempre più inquieto. Cosa succede? Nulla sta solo
organizzandoci la cena di addio. Non ci vuole anticipare niente, ma sarà
anche questa una sorpresa.
Il programma di domani? Visita alla Amman storica, e poi a Jerash, circa
50 km a nord, grande sito archeologico romano, viene definita la Pompei
di Oriente! Una delle Decapoli, le dieci grandi città dell’impero
d’oriente.
Venerdì 5 aprile
- Ore 9.00, Hisham ci carica sull’auto e percorrendo strade affollate,
trafficate, rumorose, vive arriviamo in cima alla Cittadella. Dominiamo
una città senza orizzonte, bianca, bassa, gremita, illuminata e scura,
appiccicata, dai mille suoni. E poi l’altissimo pennone dal quale
sventola la bandiera giordana, oltre 60 mq di stoffa bianca verde nera e
rossa che è impossibile non vedere da qualsiasi punto dell’enorme
capitale.
Camminiamo tra le alte colonne del tempio di Giove, visitiamo il museo
storico archeologico dove il pezzo forte sono i rotoli di Qumram. Ci
rechiamo alla moschea, piccola e povera, e poi ridiscendendo per strette
strade arriviamo ad un piccolo terrazzo naturale dove, in perfetta
solitudine, ammiriamo il teatro greco romano. Risaliamo in auto e
spostandoci attraverso vie sempre più affollate e trafficate abbiamo il
tempo di sbirciare all’interno di laboratori di artigiani, panifici con
forno annesso, infilare sfilate di negozi di orafi e gioiellieri
alternati a botteghe di sarti o alimentari, alla fine usciamo dalla
città.
Prima però Hisham vuole farci vedere anche la Amman multireligiosa.
Siamo di fronte alla più grande Moschea della città, sul marciapiede
opposto una chiesa cattolica, e poco distante una ortodossa. Nessuno
sguardo ostile, nessuna barriera o sbarramenti difensivi.
Lasciando la città entriamo nel quartiere dei super ricchi. Case, ville
o palazzi, difficile trovare la giusta definizione per immobili
circondati da giardini, palme, costruiti con grandi vetrate, ed infissi
bordati da smalti. Sono centinaia a formare un quartiere molto, molto
lontano dal centro e dalla città storica, che ci stupisce, ma che
distrugge quelle atmosfere annusate pochi minuti prima cercando di
rubare sguardi e movimenti all’interno dei negozi o nel camminare
frenetico dei marciapiedi così stretti.
Direzione nord, la vegetazione cambia. Dai campi coltivati di ortaggi,
si sale verso boschi e rocce, Verso alture sempre più ripide e vallate
sempre più marcate e profonde. La strada è agevole, e ad ogni piazzola o
slargo ecco comparire auto che si prolungano in bancarelle multicolori.
Cosa espongono? Frutta secca, spezie, verdure fresche. Possiamo non
fermarci!? Certo che no! E’ un festival di colori e profumi. Pepe,
zafferano, carrube e mandorle fresche. Uve passite, anacardi, pistacchi
tostati e nocciole. Collane di fischi appassiti e albicocche secche
confezionate una ad una in sacchetti sigillati. Si torna in auto con 1kg
di uvetta passa, 1kg di frutta secca tostata mista, una collana di fichi
secchi.
Bene ora a Jerash.
L’arrivo all’ingresso del sito archeologico è arricchito da un
susseguirsi di “ciao,ciao” urlati da un interminabile corteo di bambini
guidati dalle loro maestre. E’ terminata probabilmente la loro gita
scolastica. E’ un festival di sorrisi e occhini simpatici che non
vogliono perdere, nessuno di loro, l’occasione di un saluto o un
contatto con l’ospite straniero. E’ l’inizio in piena allegria e
serenità di una visita che ci riserverà sorprese.
L’ingresso transitando per l’Arco di Adriano che immette a lato
dell’ippodromo è già una emozione. Entrare nel circo dei giochi per
sperimentare la grandezza di questo sito immaginando sulle gradinate,
quelle poche conservate, le migliaia di persone incitare le bighe dei
cavalli in corse sfrenate e cadere immediatamente nelle scene
cinematografiche di Ben Hur o de Il Gladiatore è un attimo. E intanto
già verifichiamo di quanto noi ci sperdiamo in queste dimensioni.
Camminando sull’acciottolato che ci porta verso l’ingresso dell’antica
città di Gerasa, Hisham ci consegna ad un suo amico guida che ci
illustrerà sicuramente meglio di lui tutto il sito.
Bene, entriamo nella grande piazza circolare, la piazza del mercato, è
una circonferenza interminabile di colonne perfettamente conservate, ci
dirigiamo salendo una piccola collina verso i resti del tempio di Giove,
e poi entriamo nel teatro. Grande, grande emozione nel vedere questo
teatro, anche qui conservato al meglio, che può ospitare oltre 3000
persone, scoprire i simboli incisi nella pietra per la numerazione dei
posti, provare la perfetta acustica, salire i ripidissimi gradini sino
all’ultima fila per immaginarsi spettatori di una rappresentazione
teatrale.
Lasciamo il teatro e lungo un percorso a mezza costa che ci consente di
riempirci gli occhi della piazza ed il suo colonnato dall’alto, ci
avviciniamo al tempio di Artemide (Diana). Le colonne frontali sono
altissime, lo si capisce a occhio nudo, ma lo sono ancora di più quando
un papà con un bimbo per mano si avvicina al piedistallo…faccio fatica a
vederli! Scendiamo per dei gradoni, attraversiamo una porta di pietra e
ci ritroviamo nel mezzo del Cardo Maximo, cioè la via principale della
città.
Saranno circa 800 metri che ci presentano un linea continua di colonne
su ambedue i lati della strada: un’immagine difficile da scordare. Lo
percorriamo, transitando davanti al Ninfeo, una enorme vasca e relativa
fontana, incrociamo il Decumano Meridionale, la strada che attraversa la
città da nord a sud, ed entriamo nuovamente nella grande piazza ovale,
dalla parte opposta a quella dalla quale eravamo arrivati. Qui ci
sediamo nel mezzo estasiati ad ammirare per l’ultima volta tanta
“civiltà”. Che facciamo, usciamo?. No dai ancora una volta il teatro me
lo voglio rivedere. Bene risaliamo verso il Teatro, entriamo e un gruppo
di ragazzetti locali sta inventando una danza improbabile al suono di
quattro musici in divisa militare della guardia reale che suonano:
grancassa, un ottone e … due cornamuse (!!). Sorprendente, ma c’è la
spiegazione. Nell’immediato dopoguerra la Giordania per alcuni anni è
stata protettorato inglese e qualcosa di britannico se lo sono
mantenuto! Ancora un ultimo lungo sguardo dall’alto a cercare di
dominare tutta l’area archeologica e andiamo a recuperare Hisham che ci
attende, riposato, al punto di ristoro. Un buon caffè espresso, un
gelato e una coca cola e siamo pronti per rientrare ad Amman.
Ci attende la serata di addio nel ristorante che il nostro amico Hisham
ha preteso che l’agenzia selezionasse, cambiandolo con quello previsto
da programma. E noi ci fidiamo!.
Appuntamento alle 7.30. Dopo pochi minuti di macchina entriamo nel
locale. Degna conclusione del nostro viaggio. Nessun lusso, ma tanta
eleganza, e tanta cordialità. Una vecchia in abito tradizionale impasta
il pane accanto al forno a legna all’interno del ristorante. L’ampio
cortile, ceniamo all’aperto, ospita tavoli spaziosi e soffici poltrone.
La cena, guidata dai consigli di Hisham, è da ricordare. Grande qualità
ma quanta semplicità nei piatti.
Rientriamo in albergo. Ci salutiamo e ci abbracciamo. Domattina non sarà
Hisham a portarci all’aeroporto.
E’ andato tutto, ma tutto veramente al meglio e la convinzione è ancora
più forte nel vedere un luccichio negli occhi di Hisham. Certamente ci
siamo, in questi sei giorni, reciprocamente scambiati tanto. E noi ci
porteremo appresso ricordi di suoni, luci, pietre e orizzonti. Profumi,
colori, visi di bambini sorridenti e volti di adulti increspati di
rughe, povertà e lusso. Ed ogni volta che sfoglieremo le fotografie o
rivedremo i tanti minuti di filmato tutto questo e qualcosa di più
rivivrà ancora più intensamente.
Giordania, un desiderio nato solo per Petra, ed invece un fiume
sorprese.
Un gran bel viaggio, una imperdibile esperienza.
Pierfelice Tragella
 
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