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Attenzione, questo non è
assolutamente, un diario nel senso tradizionale del termine, ma un
insieme di impressioni, suggestioni e riflessioni di viaggio che possono
dire poco o molto a seconda di quello che vi cercate.
Yogurt e globalizzazione
Terzo giorno di viaggio, strada veloce da Amman a Madaba, un po’ prima
di entrare nella Strada dei Re: sorpassiamo un TIR di latte Mila (Alto
Adige), non sarà mica un’allucinazione? Dormono tutti e me ne sono
accorto solo io. Ci abbiamo passato le vacanze per anni vicino alla
fabbrica della Mila, alla periferia di Bolzano; la si costeggia
imboccare la strada che sale al Passo di Carezza. Ma allora l’ottimo
yogurt che abbiamo mangiato in questi primi giorni con le immancabili
verdure e il riso e che sembra a tutti di sapore “genuino”, da dove
viene? Scherzi della globalizzazione o del sonno arretrato, misto alla
stanchezza?
La Giordania galleggia
sui tesori
Veniamo da Karak. Tutto è abbastanza malmesso; i siti sono sporchi e la
manutenzione lascia a desiderare; certo per me che vengo dalla Sicilia
non è una novità, mi ricordano Morgantina e Piazza Armerina (prima di
Sgarbi!). A proposito di mosaici, quelli della chiesa dei ss. Cosma e
Damiano a Jerash sono esposti all’aria e possono essere asportati
tranquillamente, ma ormai sono talmente malmessi! Anche il mosaico della
chiesa di S. Giorgio a Madaba è stato distrutto quasi completamente e
per vederne un frammento laterale, occorre spostare una panca; pare ci
avessero fatto una casa sopra, peccato! Comunque il cuore di questa
antichissima carta geografica è ancora intatto, specie nella parte
attorno al Mar Morto; il caso ha salvato la parte più interessante per
la Giordania.
L’impressione è comunque che in Giordania si galleggi letteralmente su
di un mare di sedimenti archeologici di epoche e civiltà diverse, dai
popoli più antichi che qui sono transitati a Nabatei, Romani, Bizantini,
Arabi e architettura crociata. Come tutte gli spazi di transito di
civiltà, la ricchezza è immensa e millenaria.
Ho l’impressione che, in alcuni casi, “scoprano” e salvino solo ciò che
capiscono possa interessare il turista, ma comunque fra cristiani,
arabi, nabatei, crociati, popoli di passaggio, la Giordania ha un
potenziale culturale ancora tutto da valorizzare.
Anche a Petra, di fronte al tempio principale giacciono sotto sette-otto
metri di terra, tombe e ipogei coperti poi dai Romani, ma pare non
interessino nessuno e quindi non si scava. Ma sarà vero che a Jerash
hanno costruito sulla vecchia città romana? Certo le potenzialità sono
quelle di una Pompei del middle east e anche di più, ma ci vorrebbero
vagonate dinari giordani per completare gli scavi. Ma già l’imponenza di
quello che vediamo è di stupefacente bellezza.
Ad Amman il teatro romano è incastonato nel bel mezzo di un rosario di
palazzine bianche che sono sorte a ridosso della cavea senza alcun
criterio; anche questo, venendo dal meridione d’Italia, non mi stupisce,
ma lo noto. Amman è una città bianca, come il colore della pietra con
cui sono costruite tutte le case, dalle più umili, come quelle dei
profughi palestinesi, ai villoni pacchiani della città occidentale,
tutto attorno alla fortezza-ambasciata americana. Questo bianco che
“spara” la sua luce intensa già ora che siamo ad aprile, in estate sotto
la canicola deve essere qualcosa di abbacinante, alla maniera di
Montale. Ma i colori delle città marocchine o tunisine sono un’altra
cosa…
Piuttosto da nord a sud, dalle città ai paesini di montagna, molte case
giordane ad un piano, sono state costruite lasciando fuoriuscire, in
bella vista, i tondini del cemento armato dei pilastri, che svettano
verso l’alto, dando un infinito senso di precarietà e approssimazione in
attesa di costruire piani rialzati e superfetazioni per i figli e i
figli dei figli, e quelli che verranno; ma quanto è simile questo
skyline a quello di molte orribili cittadine dei sobborghi di Palermo,
terra dell’orrore edilizio e dell’abusivismo più sfrenato!
Ma ad Amman non cercate suq e mercati, la nostra guida era alquanto
perplessa alla nostra richiesta di andare a trascorre qualche ora nei
mercati, ed in effetti, non sono un gran che, ma, per fortuna, le voci e
i colori sono quelli dappertutto dal mercato del Capo, a Ballarò alla
medina di Fez.
Lo spirito della legge
Khalid, la nostra guida mi ripete che in Giordania le leggi sono fatte
dagli uomini e non scritte da Dio come in Arabia Saudita; ma non nutre
grande fiducia sul parlamento da come ne parla; l’antipolitica deve
essere un abito mentale diffuso!
Mi ha colpito l‘assenza di motociclette per le strade, mio figlio
Federico dice di averne viste solo tre. Io ho visto solo delle vecchie
Honda della polizia e una BMW tedesca a Petra. Mi sono informato: sino a
due anni fa era vietato vendere motociclette. Il perché è abbastanza
dubbio, ma pare che qualcuno le considerasse uno strumento per
incentivare la criminalità o che inquinassero troppo, ma allora non sono
mai stati a Marrakesch dove l’aria è appestata dagli scarichi dei due
tempi che vanno a miscela. Ora che la benzina costa un bel po’ in più,
il diktat è caduto. Penso invece che le moto fossero vietate perché al
vecchio re Hussein non se le filava, mentre il figlio è decisamente più
dinamico anche nella scelta dei mezzi di trasporto.
Le donne
La nostra guida ripete puntualmente che le donne in Giordania sono
libere, che le loro leggi sono fatte dagli uomini e non da Dio come la
svaria saudita, ma poi scopro che lui si è sposato con un ingegnere che
gli ha dato tre figli, e che nel contratto di matrimonio stilato davanti
al tribunale islamico, lui le ha imposto di non lavorare sino a che i
figli crescano. Ma ormai lei ha 35 anni ed è tardi. Obietto che lo Stato
ha investito denaro per la formazione di un ingegnere e che forse le
aspettative di sua moglie erano diverse; ma lui ribatte gentilmente, ma
fermamente che loro non hanno mai avuto la possibilità di essere aiutati
dai genitori nella cura dei figli e quindi l’onere è toccato per forza
alla moglie.
Talik, talik, talik. In Giordania, come in molto paesi islamici, basta
pronunziare tre volte questa formula davanti ad un tribunale islamico e
avrete divorziato da vostra moglie. Ovviamente non è affatto possibile
il contrario, ovviamente!
Dimenticavo! Le scuole statali son divise per sesso: quelle dei maschi e
quelle delle femmine. Se si vuole provare la promiscuità delle classi
miste, occorre iscriversi in una delle molte scuole private specie
quelle straniere che sono le più prestigiose.
La sera a Madaba dopo cena abbiamo fatto due passi sulla strada
principale e abbiamo incontrato solo uomini e appena un paio di ragazze.
Cristiani musulmani
mosaici ed altre storie
Eppure Madaba è una città speciale, dove vive una corposa comunità
cristiano- ortodossa, che fa capo alla Chiesa di S. Giorgio, quella del
mosaico. Così nel comodino dell’albergo ho trovato accanto a due
edizioni del Corano, una della Bibbia; mentre nella hall fa bella mostra
una foto della famiglia dei proprietari in visita da papa Ratzinger,
perché a Madaba la maggior parte degli alberghi appartengono a famiglie
cristiane. Insomma qui cristiani e musulmani vivono assieme
pacificamente, forse perché lì vicino c’è il monte Nebo e se non
venissero i cristiani a vedere quella che dicono essere la tomba di Mosè,
o il luogo dove è stato battezzato Gesù, le cose andrebbero peggio visto
che, certo, qui gli ebrei non si possono far vedere. Questo mi dice
ancor di più che la Giordania è come l’occhio del ciclone: bufera
attorno e qui la quiete assoluta.
A Madaba ho trovato una cosa curiosa, una scuola di mosaici,
benignamente finanziata dal Re che dà lavoro a ragazzi portatori di
handicap. La visita a questo centro è inserita in qualunque tour che
passi da queste parti e in qualunque reportage pubblicitario, a
cominciare da quello che scorre sullo schermo dell’aereo che ci porta in
Giordania.
Ovviamente i ragazzi giordani non sapevano un bel nulla dell’arte del
mosaico, fino a quando negli anni trenta del secolo scorso i francescani
o chi per loro si misero a scavare e trovarono le chiese bizantine nel
sito dove, secondo la Bibbia, si dice Dio abbia fatto vedere la terra
promessa a Mosè e poi… amen. Così hanno trovato o inventato la tomba di
Mosè. Così in quelle chiese ci sono dei mosaici bellissimi che ci dicono
della vita quotidiana in quelle zone predesertiche, di qualche secolo
fa.
Così guardando i mosaici è nata una nuova passione per i giovani
giordani e un nuovo business. Ma a me che vengo da una delle patrie dei
mosaici bizantini, fra Monreale e la chiesa della Martorana a Palermo,
la “scoperta” di quest’arte, insediatasi qui a ruota dell’archeologia
cristiano-missionaria contemporanea, mi è sembrata esemplare della
circolazione delle culture, dei corsi e ricorsi e delle sedimentazioni
carsiche della storia che ha prodotto la rozza semplicità di quei
lavori, al confronto con gli originali come il Cristo Pantocratore di
Monreale.
Comunque all’entrata del complesso del monte Nebo, come recita la guida
Lonely planet, c’è un “gigantesco nuovo centro commerciale”; ma dopo, il
panorama a 270 gradi vale molto e si capisce come mai Mosè abbia scelto
questo luogo per morire.
Mance
Nel programma di viaggio troviamo acclusa una dettagliata tabella sulle
mance da destinare alla guida e all’autista al giorno e per persona;
solo per la guida sono 4 euro al giorno. Ma l’avvertenza è che non
devono essere considerate un obbligo ma una cortesia per il gradimento
del servizio: è ovvio e quindi la cosa non ci stranezza. All’inizio la
cifra ci sembra un po’ esosa ma poi, arrivati in Giordania, capiamo che
si tratta di una somma adeguata. In altre esperienze, per esempio in
Marocco, avevamo lasciato un bel regalo ad Abdul, che si era rivelato
ben più di un semplice autista, e con il quale ci sentiamo ancora dopo
tre anni a Natale e per il Ramadan ci scambiamo gli auguri.
Fortunatamente Khalid, il nostro accompagnatore giordano si è dimostrato
una bella persona, affabile, gentile, discreto e disponibile, ma anche
noi come gruppo non eravamo affatto dei rompiscatole. Solo l’ultimo
giorno siamo riusciti a pranzare insieme perché lui ha sempre rifiutato
con una scusa o con un’altra di mangiare insieme per discrezione e d
educazione. Alla fine quella che inizialmente ti appariva una specie di
sovratassa, diventa invece un segno di riconoscenza fatto con affetto,
per ringraziare chi, pur svolgendo un lavoro, ti ha accompagnato con
calore e sincerità e ha smussato, con efficienza, la pur minima
difficoltà che si profila all’orizzonte, un orario non rispettato, il
pullman in avaria, una prenotazione non chiara.
Ma certo non sempre le cose vanno in questo modo. Al nostro arrivo
all’aeroporto di Amman siamo stato accolti da un addetto dell’agenzia e
dall’ autista del pulmino; il primo affabile e gentile, mentre il
secondo, dopo averci aperto il vano di carico posteriore del mezzo, è
rimasto a braccia conserte a chiacchierare amabilmente con il suo
collega, senza muovere un dito, magari per aiutare le signore. La scena
mi ha colpito perché nei paesi maghrebini ho sempre assistito a ben
altra disponibilità. Dopo averci portato in giro per un giorno tra il
Mar Morto e il Wadi Mujib l’agenzia ha capito che il mezzo era troppo
piccolo per ospitare il gruppo, la giuda e tutti i bagagli, così ci ha
messo a disposizione un altro mezzo e un altro autista. La mattina dopo
l’agenzia giordana ci ha fatto trovare un pullman di … 54 posti, per noi
che eravamo in 8 più la guida, da quel momento sul pullman abbiamo pure
giocato a ping pong ed è stato un bel viaggiare.
Così la sera prima abbiamo congedato il primo autista con… tanti saluti,
memori dell’accoglienza che ci aveva riservato; ma la cosa non gli è
andata giù tanto è vero che qualche giorno dopo lo abbiamo rincontrato
nel parcheggio degli autobus a Jerash. E lì ha cominciato ad assediare
Kahlid chiedendogli di intercedere per avere quella mancia, che non
aveva avuto tre giorni prima, ma senza chiedergli come mai a nessuno di
noi era passato in testa di lasciargli alcunché visto la scarsa cortesia
e professionalità.
Solo un’altra volta ci è capitato di aver ricevuto dei silenziosi
improperi per una mancia che una guida occasionale non ha ritenuto
adeguata, ma noi sì; e allora ci siamo chiesti se effettivamente, si
tratti di un reciproco scambio di cortesia o di un sovraprezzo comunque
dovuto; ma poi, a questo punto ci siamo chiesti, “quando sarà ritenuta
congrua una mancia e quando no?”
Luoghi si e luoghi ni
Quando viaggio, siccome
non sono un turista, non esistono luoghi no, veramente brutti e che
tornato a casa, ti sei pentito veramente di non avere visitato, perché
l’altrove è sempre conoscenza e quando viaggi si parte per conoscere la
diversità e quindi deve prevalere la conoscenza su ogni altra
sensazione.
Ecco una personalissima scelta.
Di Petra non dirò nulla, se non che al Monastero occorre salire a piedi,
a meno che non siate obesi o cardiopatici, oppure lagnusi (in siciliano
“pigri”), gli asinelli lasciamoli a loro. Gli oltre 800 gradini, (mio
figlio Federico li ha contati e sono 842), vano fatti lentamente,
assaporando il paesaggio sottostante che, a poco a poco, si allontana;
chiacchierando e mercanteggiando con le donne beduine che vendono i loro
monili, scambiando sorrisi con i loro tanti figli, che come microscopici
stambecchi, saltellano da una roccia ad un’altra, senza che le madri se
ne curino, ma non per incuria, ma solo perché, probabilmente hanno un
altro senso dell’educazione. Se uno dei nostri bimbi avesse fatto quello
che fanno questi, come minimo avremmo chiamato l’elicottero del soccorso
alpino, ma, come dice un proverbio siciliano “picciriddi e ‘mbriachi,
dio l’aiuta”, che qui sarebbe Allah; quindi saltate felici bambini,
inshallah!
Post scriptum Petra. Avevamo fatto tanto per alloggiare nel Taybet Zeman,
quest’albergo che riproduce un villaggio ottomano in pietra, pare sia
uno dei più caratteristici della Giordania; per trovarci posto, Roberto,
il nostro paziente amico della NBTS, ci ha più volte modificato
l’itinerario di viaggio. Alla fine abbiamo trovato senza dubbio, un
luogo suggestivo per lo splendido panorama, ma né più né meno che uno
dei tanti villaggi in stile “indigeno” che popolano le coste
mediterranee, dalla Tunisia alla Grecia, per giunta un po’ decaduto
negli arredi e nelle suppellettili; buona la cucina.
Prima di lasciare Petra, fate un salto in paese in uno dei pochi bagni
turchi della Giordania, il Salomè. Dopo gli 842 gradini è quello che ci
vuole: i massaggiatori sono egiziani e il personale è assai cortese e la
pulizia buona come il the all’anice che vi verrà offerto. I giordani non
usano l’hammam, quindi approfittatene.
Se mi dovessero dire cosa veramente vale il viaggio in Giordania, dopo
Petra, direi senz’altro la riserva naturale di Dana, un luogo di una
bellezza mistica. Una o più notti presso la Dana Guest House,
confortevole e accogliente come una baita alpina, ma senza i tratti
spartani di queste, vi lascerà un ricordo indelebile. Il tramonto dalla
terrazza della Guest House è uno dei luoghi della memoria, che vi
porterete dentro per la vita. La riserva si percorre agevolmente per i
molti sentieri e itinerari; flora (piante officinali, odori e fiori) e
fauna (specie una grande varietà di uccelli) sono presenti in quantità e
varietà. Per chi ama il contatto con la natura, più a valle c’è il
Rummana Camp, un campo tendato lindo e ordinato, con un’area servizi
nuova e pulita.
Non altrettanto si può dire del campo tendato che ci ha ospitato alle
porte del Wadi Rum, il Jabal Rum, un complesso di tende militari e
quindi non beduine che, comunque, pare essere la sistemazione più
dignitosa, nei dintorni della riserva poter potere partire la mattina
alla scoperta del wadi Rum.
Tuttavia se abbiamo notato che lo stato dei servizi è fatiscente, lo
diciamo non perché ci si aspetti o si pretenda chissà cosa, ma perché ci
siamo resi conto che basterebbe poco per rendere più accogliente, anche
con una cura minima degli arredi, un luogo di per sé non male, anche se
non ha il fascino dei campi tendati del Sahara marocchino. Invece al
Jabal Rum siamo stati accolti con grande attenzione dai proprietari, che
ci hanno assistito in ogni momento; la sera poi, abbiamo cenato con
l’agnello arrostito nella sabbia, insieme a due comitive di studenti
palestinesi di Ramallah, quasi cento ragazzi. Con loro, che hanno
allestito una finta cerimonia nuziale tradizionale palestinese, con
musiche e danze, abbiamo ballato sino a notte fonda, e pazienza se hanno
fatto casino sino alle quattro di mattina! Di fronte alla spensieratezza
di questi ragazzi vestiti come tutti i coetanei del mondo, la nostra
guida Khalid ha sospirato mostrando una certa nostalgia per quando, un
ragazzo e soprattutto una ragazza araba, si vestivano in un certo modo.
Gli ho risposto, per non urtare troppo la sua sensibilità che, forse,
questo loro essere e volere mostrarsi come i ragazzi di tutto il mondo
potrebbe essere anche una voglia di reagire ad una condizione decennale
di lutti e tragedie. Per chi si lascia alle spalle la tragedia
palestinese, una serata come questa, sebbene a pochi chilometri da casa,
è certamente una boccata di normale adolescenza.
L’acqua
Alla fine quello che ti rimane del paesaggio della Giordania più che la
sabbia del deserto, che pure n alcuni punti del Wadi Rum assume ben tre
gradazioni di colore, è la varietà di forme dell’acqua. La risalita
delle gole del Wadi Mujib, appena sopra la zona degli alberghi sul Mar
Morto, con le sue acque fredde e impetuose, è qualcosa di insolito.
Magari ci ricordava Tamerza e le oasi di montagna tunisine, con
un’abbondanza di acque decisamente superiore. E poi il Mar Morto, il
Giordano e soprattutto Hammamat Ma‘in il complesso termale appena sotto
Amman ma più vicina a Madaba.
E’ stata la nostra ultima meta prima di tornare ad Ammam. L’acqua, ricca
di minerali sgorga a circa 60 gradi; ma se vi mettete nella piscina
sotto la cascata la temperatura sarà sopportabile. Questa piscina è
frequentata da famiglie con donne e bambini e sembra più
“nazionalpopolare” di quelle del grande albergo che sorge in fondo alla
vallata. E’ perciò un’occasione per stare a contatto con le persone in
maniera informale, infatti anche se di regola le piscine dovrebbero
essere divise per sesso, tuttavia in quella sotto la cascata trovi
uomini e donne e bambini. Che però le donne più anziane siano vestite
non deve stupirvi; anche le bambine, appena sulla soglia della pubertà
indossano calzoncini e magliette. Una di loro che faceva il bagno con
noi in maglietta bianca, ad un certo punto è stata invitata dal padre ad
uscire. E’ tornata poco dopo con una seconda t-shirt scura indossata
sulla prima, che evidentemente faceva troppo effetto “miss maglietta
bagnata”, anche se parliamo di una bambinetta ancora per nulla
sviluppata
Improvvisamente a bordo vasca è però apparsa una giovane donna assai
attraente, ben truccata con i suoi jeans neri firmati, la camicetta nera
attillata e gli occhiali Dior a fermare i capelli. Si è avvicinata
tenendo per mano la figlioletta e, sotto lo sguardo attento del marito e
della sua macchina fotografica, con grande naturalezza è entrata in
acqua, così vestita come se scendesse da una spider.
Questa Anita Ekberg giordana è stata l’ultima immagine simbolica del
nostro viaggio in un paese, come molti fra quelli arabi, dalle
moltiplice facce e identità.
Giorgio Cavadi
 
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