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Racconti di viaggio - Isole Galapagos di Marco Lenzi © Aprile '03
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Diario
di viaggio Ecuador e Galapagos
23/03/2003: Di buona mattina siamo già all’aeroporto Simon Bolivar di Guayaquil dove attendo pazientemente il mio volo per Baltra dove arrivo alle 10.30 circa (ora locale). Anche qui il caldo si fa sentire ma è molto più mitigato dal vento leggero che sta soffiando. All’arrivo, dopo aver pagato la tassa di 100 dollari necessaria per entrare nel parco delle Galapagos, faccio la conoscenza con la guida del Lobo de Mar, Ruly Menoscal.
Ritirati
i bagagli saliamo su un piccolo pullman che ci porta sulla banchina dalla quale
saliamo sulle piccole lance del nostro yacht. Saliti a bordo abbiamo subito il primo briefing con Ruly che ci catechizza sul comportamento che dovremo tenere ogniqualvolta scenderemo su un’isola per una visita e che organizza le camere per chi, come me, ha deciso di viaggiare in solitario. Faccio così conoscenza con Victor, un ragazzo di origine cilena che vive negli Stati Uniti.
Scendiamo di buon’ora (06.00 del mattino) su Floreana dove riusciamo ad ammirare una colonia di fenicotteri rosa molto più grande di quella del giorno precedente. Al ritorno sul Lobo de Mar salpiamo alla volta di Champion, una piccolissima isoletta di fronte alla costa est di Floreana dove ci dilettiamo nelle attività subacquee come lo snorkeling e lo scuba diving.
25/03/2003:
Questa mattina l’alba che riusciamo a godere è quella che sorge
sopra l’isola di Espanyola, precisamente a Punta Suarez dove riusciamo ad
approdare
Il Lobo de Mar compie a questo punto una variazione di rotta non prevista per scarsità di acqua a bordo e ci consente così di sbarcare a San Cristobal e precisamente a Puerto Baquerizo Moreno, un piccolo porticciolo di pescatori e sommerso da negozietti di souvenirs che è anche considerata la capitale delle Galapagos. Qui Ruly ci accompagna in visita al museo dell’arcipelago dove ci illustra la storia e le vicissitudini che hanno caratterizzato la storia delle isole dalla venuta dei conquistadores fino ai giorni nostri, passando attraverso la spiegazione dei fenomeni vulcanici che hanno portato all’emersione delle stesse.
Torniamo sulla barca e durante la colazione il capitano dirige la prua dello yacht verso l’isola di Baltra dove alcuni di noi torneranno sulla terra ferma ed altri nuovi passeggeri saranno prelevati da Ruly all’aeroporto. Nel frattempo raggiungiamo la spiaggia di Baltra ed è qui che ammiriamo le Sule nella loro attività più spettacolare, cioè la pesca, con le loro picchiate vertiginose che ricordano molto dei proiettili, ed una coppia di spotted eagle rays, cioè razze nere caratterizzate dalla presenza di una fitta puntinatura bianca sul dorso che, incredibilmente, arrivano fino a 2 metri dalla riva e che si fanno notare sbattendo le loro pinne (che sembrano molto di più delle ali) al di sopra della superficie dell’acqua. Torniamo sulla barca e durante il pranzo facciamo conoscenza con i nuovi passeggeri in attesa di raggiungere Black Turtles Cove, un’insenatura sulla sponda nord-ovest di Santa Cruz dove effettuiamo un’esplorazione con le barche d’appoggio alla ricerca di tartarughe marine in un contorno di sole mangrovie. Ed assieme alle tartarughe riusciamo a scorgere un gruppo di golden rays (razze dorate), un piccolo squaletto dalla pinna bianca ed una vastità di volatili, dall’airone ai pellicani bianchi e bruni.
Durante il nostro percorso sull’isola che ci porterà appunto sulla cima della collina riusciamo anche a vedere un piccolo gruppo di capre che sono uno dei maggiori problemi che affliggono le Galapagos in quanto non sono affatto animali endemici, bensì inseriti in questo contesto dall’uomo prima che la zona fosse dichiarata Parco Naturale. Il problema principale sta nel fatto che questi animali sono voracissimi e praticamente sottraggono il nutrimento agli altri animali che, non avendo mai avuto predatori naturali o concorrenti lungo la catena alimentare, rischiano adesso di estinguersi se non riusciranno ad estirpare tutta la fauna non endemica dalle isole.
28/03/2003: Stamani ci svegliamo di fronte all’isola di Santiago, dalla quale si può già apprezzare anche il profilo e la bellezza di Bartolomè. Sono circa le 06.00 quando approdiamo a Sullivan Bay. Qui lo scenario è completamente diverso da quello che abbiamo apprezzato fino ad oggi ed è appunto caratterizzato da un vasto flusso di lava che ricopre la superficie dell’isola (detta Pa-hoe-hoe lava or AA lava, dal verso che i coloni emettevano calpestando questo terreno molto appuntito). Sembra veramente un paesaggio lunare, residuo di un’eruzione avvenuta nel 1897 che ha creato questo fiume di lava oggi pietrificato della vastità di circa 110 km2. La vegetazione è qui chiaramente minima anche se si scorgono qua e là alcune piante di cactus (chiamate 5 dita per la loro particolare forma) che nascono spontaneamente nel terreno lavico. La nostra escursione si snoda attorno ad un piccolo cratere ormai non più attivo alle spalle del quale riusciamo però ad apprezzare il vero suolo dell’isola, caratteristico per la sua colorazione rossa (che lo rende molto simile al terreno di Marte) dovuta alla “scoria”, cioè il tipo particolare di roccia vulcanica di cui è composta l’isola. Tornati sulla barca ci spostiamo verso Cousin’s Rock dove ci sbizzarriamo ancora una volta nelle attività subacquee, contornati da decine di leoni marini in vena di giochi ed evoluzioni e dove riesco a scorgere la sagoma di uno squalo dalla pinna bianca un secondo prima che si inabissi nuovamente.
Al termine dello snorkeling saliamo nuovamente sulla panga che ci porta verso la nostra ultima metà che è la sommità di Bartolomè dalla quale riusciamo ad apprezzare il più bel panorama, nonché la più famosa veduta da cartolina, delle Galapagos. Dal faro posto sulla cima si riesce infatti ad apprezzare la forma semicircolare della bianchissima spiaggia di Bartolomè sullo sfondo della quale si staglia nitida Pinnacol's Rock.
29/03/2003:
L’alba che vediamo questa mattina è quella che sorge di fronte a
South Plaza, sulla quale approdiamo prestissimo come ogni mattina.
Quest’isola è caratterizzata dalla presenza di una delle più grandi
colonie di leoni marini (se ne contano più di 1000) ed anche da un ingente
gruppo di iguana terrestri, molto meno diffidenti di quelle che abbiamo visto
a Ce Al ritorno sullo yacht il capitano salpa l’ancora alla volta dell’isola di Santa Fè dove, appena arrivati, ci prepariamo per la nostra ultima immersione che ci porterà fino a circa 20 metri sotto il livello del mare.
Nel pomeriggio sbarchiamo su Santa Fè che, come molte altre isole dell’arcipelago delle Galapagos, è di origine relativamente recente (4/5 milioni di anni fa) ed è un’isola completamente emersa dal fondale marino in seguito ai movimenti tettonici.
All’arrivo Favio è lì, puntuale come sempre, a prendermi sotto una pioggia incessante. Facciamo un salto all’Hostal Santa Barbara dove riesco ad organizzare le mie valigie (che nel frattempo sono lievitate) ed usciamo di nuovo per una visita finale al mercato dell’artigianato locale dove decido di spendere i miei ultimi averi.
31/03/2003:
Purtroppo questa vacanza è davvero finita e non mi resta che salutare
Favio prima di salire sull'aereo della Avianca che mi riporterà verso il
Venezuela e da lì verso l’Italia. Il dispiacere è senza dubbio molto, ma
allo stesso tempo sono consapevole che mi porterò il ricordo di questi
bellissimi momenti e di una persona speciale per sempre nel mio cuore. Marco Lenzi
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